Quando il bambino è arrabbiato: come gestire la rabbia dei figli

bambina arrabbiata urla contro gli altri

Nel corso della sua infanzia, ogni bambino sperimenta per le prime volte la vasta gamma di emozioni umane, da quelle gioiose e positive a quelle più tristi e negative.
La rabbia è forse uno dei sentimenti più controversi e distruttivi, in quanto smuove un moto interiore che destabilizza il piccolo, che non si capacita del motivo di tanto furore improvviso e non riesce pertanto a gestirlo e canalizzarlo nel modo più corretto possibile.
A livello prettamente fisico, la pressione sanguigna si alza vertiginosamente, così come lo stress, talvolta così intollerabile da innescare una crisi isterica violenta.

Il lavoro del genitore in questi casi consiste proprio nell’aiutarlo a smaltire quanto prima il senso di frustrazione che lo tormenta, ristabilendo il giusto equilibrio ed imparando a superare con successo un evento destabilizzante.
Provare rabbia è quindi una condizione naturale dell’essere umano, che non va condannata duramente o repressa, ma lasciata fluire senza scatenare nel bambino il sentimento della vergogna, in quanto tale accettazione è essenziale per il suo sviluppo emotivo e per instaurare un corretto rapporto con gli altri in futuro.

Quando il bambino è arrabbiato

Non essendo ancora individui formati con le proprie sovrastrutture, il bambino probabilmente non sarà in grado di mascherare e celare la propria rabbia, lasciandola invece uscire come un’esplosione irruenta e scomposta.
La sua reazione, infatti, sarà quella di un violento stato di turbamento, manifestato attraverso comportamenti aggressivi a livello verbale ma soprattutto fisico, contro se stesso e le persone che gli sono accanto.

Il sentimento, infatti, è talmente dirompente da non lasciare spazio alle parole, permettendo al piccolo solo la possibilità di esprimersi attraverso una gestualità non abituale. Il bambino arrabbiato tenderà quindi a scalciare, urlare, mordere, buttarsi per terra, lasciando attoniti ed imbarazzati i genitori, soprattutto se ciò accade fuori dal contesto domestico ed in presenza di estranei.

Tale risposta emotiva può essere generata da un evento futile, che però agli occhi di vostro figlio è un vero e proprio motivo di ira incontenibile, non possedendo ancora un adeguato senso della misura, che sappia posizionare gli eventi secondo il giusto grado di importanza.

Come gestire il bambino arrabbiato

Le prime volte che si presenteranno episodi simili, i genitori si troveranno a gestire una situazione mai provata prima, chiedendosi quale può essere l’approccio giusto per affrontare la crisi e soprattutto evitare che la stessa si ripresenti con le stesse modalità.
Reagire alla rabbia con un’agitazione maggiore non è mai una buona soluzione, in quanto il bambino verrà colto da un’ansia ancora maggiore e i sintomi spariranno con più difficoltà.

Anche se sembra un paradosso, il giusto approccio è quello dell’affettività; fate sentire vostro figlio amato, stringetelo tra le vostre braccia, coccolatelo sulle ginocchia, cercando di calmare quanto più possibile i suoi istinti violenti.
Se riuscite a gestirlo fisicamente in tal modo, sussurrate anche parole dolci e consolatorie, o cantate un motivo che in altre circostanze lo ha divertito o addormentato.

Tutto questo arduo procedimento, soprattutto se il piccolo si dibatte in modo isterico, è necessario per innalzare i suoi livelli di ossitocina, un ormone che si sviluppa esclusivamente in condizioni piacevoli ed appaganti. In tal modo lo stress tenderà a diminuire e verrà ristabilito un normale equilibrio, ma ciò è possibile solo se l’adulto mantiene la giusta dose di calma, senza urlare a sua volta o minacciare il figlio.

E’ inutile chiedere al bambino di calmarsi se si trova in uno stato di forte rabbia, otterrete solo l’effetto contrario; il tempo del ragionamento verrà successivamente ed a mente fredda, ora è necessario soltanto attendere che l’emozione si plachi. Chiaramente se lo scoppio d’ira porta ad un eccesso di violenza o a episodi di morsi, è bene guardare il piccolo negli occhi e ripetere con voce ferma che non si tratta di un comportamento tollerabile e che deve smettere di perpetrarlo immediatamente.

Gli errori da evitare

Bisogna insegnare ai bambini a diventare adulti consapevoli che la vita ha sfaccettature diverse e capiteranno momenti di forte ira e frustrazione. Si tratta di sentimenti normali e sani, se canalizzati nel giusto modo, che vanno espressi e liberati.

Pertanto, anche se l’episodio accade in un contesto sociale, è consigliabile non punire il bambino al momento, ma attendere la fase del ragionamento successivo e soprattutto non farlo sentire anomalo ed inadeguato solo perché ha reagito in maniera eccessiva ad uno stimolo per lui negativo.

Ci sarà tempo e modo di ragionare sui comportamenti sbagliati, ma seguire il proprio figlio in una battaglia tra chi urla più forte non vi porterà alcun beneficio momentaneo ne insegnerà a lui il corretto sistema per evitare di rispondere con violenza agli eventi della vita.
Soprattutto in tenera età, si tratta di momenti delicati e di scatti di crescita del tutto normali, che se gestiti in modo errato possono influire sui comportamenti dell’adulto che verrà, senza più la possibilità di rimediare.

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