Come gestire i capricci con la disciplina dolce

I capricci sono una fra le più grandi paure dei neo-genitori: i pianti e gli scatti d’ira incomprensibili mandano in panico gli adulti, che non sanno mai bene quale sia il modo più efficace per gestirli. I metodi tradizionali come premi e punizioni sono, ormai, scontati e sopravvalutati, perché urla e minacce spaventano semplicemente i bambini e hanno come effetto una calma che è solo momentanea. Il modo più intelligente per gestire i capricci dei più piccoli è applicare la cosiddetta disciplina dolce.

Quando si parla di disciplina dolce

La disciplina dolce è un approccio educativo empatico e rispettoso del bambino. In quest’ottica, il piccolo viene visto come portatore di bisogni, un individuo che va ascoltato e le cui emozioni e istanze necessitano di essere accolte. Fondamentale, per il genitore, è assicurarsi di aver compreso il proprio figlio, di conoscerlo davvero come persona quale è, per non fermarsi alla semplice risposta ad esigenze immediate, ma, piuttosto, crescerlo autonomo, sicuro di sé, rispettato e rispettoso degli altri.

La disciplina dolce apre la comunicazione con il bambino attraverso la pratica dell’alto contatto (tenere il bambino in braccio/abbracciato a sé), della comunicazione non violenta e della legittimazione delle emozioni proprie e altrui. Al contrario di quello che si potrebbe pensare ad un’analisi superficiale dei principi della disciplina dolce, quest’ultima non vuol certo dire ispirare una genitorialità permissiva e lassista, al contrario: il rispetto di regole è un bisogno del bambino, quindi non stabilirle implica anche non seguire la disciplina dolce.

Senza limiti e paletti, infatti, i bambini si sentono persi, non sanno cosa possono e non possono fare, e diventano “difficili” da gestire. La differenza fra disciplina dolce e lassismo consiste proprio nella costante presenza, attenzione e reciprocità che il genitore offre al figlio, approcciandosi in maniera dolce.

Perché evitare i premi e le punizioni

Premi e punizioni sono da evitare perché, oltre ad essere uno sterile e poco educativo rimedio ai capricci, rendono il piccolo dipendente dalla figura adulta nella comprensione di cosa è bene e cosa è male. Le punizioni non sono una soluzione soprattutto perché rispettare una regola per paura della punizione o sotto minaccia fa leva su una motivazione che si allontana dalla bontà di ciò che impone la regola, ma è qualcosa di esterno, scollegato e, spesso, incomprensibile.

Le regole, tra l’altro, vanno sempre poste, e non imposte, e accompagnate da una spiegazione, che persuada il bambino a capire perché essa faccia il suo bene. Le punizioni invece, portano paura, e la paura porta bugie: la relazione con il bambino deve, piuttosto, essere impostata sulla fiducia reciproca e sull’empatia, altrimenti, se il bambino crescerà a suon di minacce e punizioni, il genitore sarà costretto ad utilizzarne di nuove e più dure ogni giorno.

Allo stesso modo, anche i premi sono da evitare: la soluzione non è mai complimentarsi con i bambini, ma assicurarsi che siano perfettamente in grado di essere fieri di loro stessi. Il segreto, dunque, è non abituarli ad aspettarsi una reazione entusiasta del genitore, perché questo li renderebbe dipendenti dal loro giudizio e compiacimento. Il premio, infatti, svaluta il bambino, perché coincide con il non reputarlo in grado di auto-valutare le proprie azioni.

La gestione dei capricci

I bambini che fanno i capricci stanno esprimendo un proprio bisogno nella più elementare tra le forme di espressione della frustrazione. Quindi, il capriccio non va assolutamente bloccato con grida e punizioni: piuttosto, va interpretato dall’adulto, che dovrebbe sforzarsi di individuare il motivo alla base del comportamento del bambino e, soprattutto, far capire al bambino che si è pronti ad ascoltare e accettare le sue emozioni, bisogni, desideri.

Fondamentale nella gestione dei capricci è, dunque, trasmettere al bambino l’idea che tutte le emozioni sono giuste e vanno vissute, stando emotivamente vicini a lui e dalla sua parte: capendo la sua frustrazione, l’adulto sarà anche più propenso a dare spiegazioni e proporre una soluzione di compromesso al piccolo che si lamenta, inserendo magari nuove regole nella relazione e nel rapporto di fiducia.

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