Come gestire la disprassia a scuola

La disprassia è un disturbo della coordinazione motoria caratterizzato da difficoltà a programmare ed eseguire azioni intenzionali di cui soffrono ben 6 bambini su 100. Le conseguenze a volte sono lievi, mentre altre volte possono portare a maggiori difficoltà. Nonostante l’alta incidenza, si tratta di un disturbo ancora poco conosciuto, soprattutto tra i genitori: qui le informazioni utili a riguardo per capire come gestire la disprassia a casa e a scuola.

Che cos’è la disprassia?

La disprassia fa parte dei disturbi della coordinazione motoria, per i quali prestazioni inerenti alla coordinazione motoria sono significativamente al di sotto del livello atteso rispetto all’età e allo sviluppo intellettivo. Inoltre, appartiene ai bisogni educativi speciali, in quanto comporta delle accortezze da avere sia in ambito domestico che scolastico essenziali per comprendere le emozioni che il bambino disprassico vuole comunicare. Ma in cosa consiste nello specifico? Si tratta di una difficoltà nel pianificare, programmare ed eseguire una serie di movimenti volti a raggiungere un obiettivo.

Questo può verificarsi per una mancata acquisizione di attività intenzionali, intese come abilità e competenze, per acquisizione di strategie povere e stereotipate o per la difficoltà a coordinare e ordinare in serie i relativi movimenti elementari in vista di uno scopo. La disprassia può manifestarsi come un ritardo nel raggiungimento delle tappe di sviluppo motorio, goffaggine nei movimenti, scarse capacità sportive o disgrafia, arrivando a interferire notevolmente con le attività che il bambino svolge quotidianamente.

Come si gestisce

Sia a casa che a scuola, il bambino con disprassia necessita di un supporto adeguato per acquisire le consapevolezza motorie adeguate alla sua età. Questa particolare attenzione va posta soprattutto a scuola, dove il piccolo si ritrova a svolgere attività di coordinazione che lo mettono in difficoltà e che aumentano per quantità e frequenza nel corso degli anni. Gli insegnanti devono dunque rispettare le possibilità e i limiti del bambino, senza fargliene una colpa per le sue difficoltà ma anzi, assicurare che sia inserito in un ambiente silenzioso e stimolante, per facilitare la sua concentrazione.

Al contempo, non si deve rinunciare a coinvolgerli o a far loro delle richieste particolari: quel che conta è dare istruzioni breve, concisi e ben illustrate, comprendendo che sono bravi tanto o addirittura più degli altri, ma che lo dimostrano semplicemente a modo loro e con i loro tempi. Più dunque si promuoverà l’autonomia anche nel contesto scolastico, più si sosterà l’autostima del bambino e si incoraggeranno dei progressi.

Alcuni consigli per mamma e papà

Anche in casa, i genitori possono stimolare lo sviluppo della coordinazione motoria dei bambini per mezzo di giochi motori semplici ma coinvolgenti, che sviluppino nel tempo la loro autonomia nelle attività di tutti i giorni, come ad esempio colorare, familiarizzare con forme e materiali diversi da maneggiare, giocare con le palline o rimettere al proprio posto determinati oggetti.

Quel che conta, è continuare a stimolarli a provare, sbagliare e migliorarsi, incoraggiandoli passo dopo passo e senza mai forzarli o rimproverarli se non riescono in qual cosa: più si sentiranno protetti e supportati, più i progressi saranno notevoli e nel minor tempo possibile. Inoltre, potrebbe essere utile confrontarsi con il proprio pediatra per capire quale percorso di supporto intraprendere, e per saper dare poi di conseguenza anche delle indicazioni precise agli insegnanti per il trattamento della disprassia a scuola.