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Le prime parole: che gioia!

Nei primi anni di vita i bambini crescono molto velocemente e numerosi sono i progressi che compiono. Tra le innumerevoli capacità acquisite dal bambino, quella di del linguaggio risulta essere la più sorprendente e meravigliosa.

Questo sviluppo è un percorso lungo nel quale il genitore ricopre un ruolo fondamentale: la presenza dell’adulto e la capacità di stimolare il bambino, con diversi sistemi e mezzi, sono le basi per garantire un ottimo successo.

Lo sviluppo del linguaggio

Le lingue costituiscono dei sistemi di regole alquanto complicati. Per questo è lecito domandarsi come sia possibile che un bambino sia in grado di fare propria una lingua nell’arco di due o tre anni. Lo psicologo statunitense Burrhus Frederic Skinner sostiene che il processo di apprendimento della lingua madre sia il frutto dell’esperienza che il bambino ha modo di compiere.
I bambini per imparare a comunicare attraverso il linguaggio, ascoltano frasi e parole che gli adulti attorno a loro esprimono, dopodiché riproducono con suoni, più o meno corretti, ciò che hanno assimilato. Questo è il momento nel quale i genitori devono intervenire per modellare e correggere il linguaggio del piccolo, rinforzando le giuste espressioni e ignorando quelle sbagliate. Con l’aiuto dei genitori il bambino sarà quindi in grado di sviluppare un linguaggio sempre più corretto ed efficace. L’ambiente, le relazioni sociali e le stimolazioni degli adulti assumono un ruolo di assoluta importanza in questa fase di sviluppo del bambino.
Il linguista Noam Chomsky, invece, sostiene l’ipotesi di un linguaggio geneticamente programmato, cioè che il nostro cervello sia programmato per imparare e comunicare le lingue secondo un meccanismo innato.
Negli anni ’70 è stata stilata una tesi internazionale che sintetizza le due ipotesi appena esposte in un’unica soluzione. Il bambino sin da piccolo manifesta doti comunicative per esprimere bisogni e stati d’animo. L’apprendimento del linguaggio sarebbe quindi l’incontro di queste competenze comunicative innate del bambino e gli stimoli provenienti dall’ambiente in cui si trova.

Comunicazione e linguaggio

Pensando allo sviluppo del linguaggio, la prima cosa che viene in mente alla maggior parte delle persone riguarda ciò che il bambino produce e dice. In realtà quello che il bambino riesce a esprimere tramite il linguaggio, più o meno complesso, è il traguardo raggiunto dalla maturazione di molte altre importanti competenze. Prima di imparare a parlare, il bambino impara a comunicare attraverso la capacità di ascolto di suoni e parole, ma non solo. Essenziali sono anche lo sviluppo cognitivo e affettivo e le competenze motorie. Quando queste abilità sono state perfettamente apprese dal piccolo, sarà possibile dedicarsi all’acquisizione delle competenze linguistiche.

L’interazione nel primo anno di vita

Appena nato, la prima forma di comunicazione di un bambino risiede esclusivamente nel pianto, unico suono prodotto. Tramite questo viene segnalato uno stato di disagio vissuto dal piccolo, come ad esempio fame o dolore. Nel primo trimestre di vita il bambino è in grado di emettere alcuni versi, simili al tubare dei colombi, per indicare alcuni stati di benessere. Compare il sorriso sociale che, a differenza del sorriso riflesso che può comparire in qualsiasi momento, è l’espressione di uno scambio comunicativo con il genitore o con l’adulto per esprimere una sorta di gradimento dell’interazione. Tra i quattro e i sei mesi il bambino inizia a balbettare producendo sillabe come «ma-ma» e «pa-pa». Questa fase viene definita “lallazione” e con il tempo diventa sempre più complessa. Verso la fine del primo anno infatti le sequenze vocali cominciano a essere intonate: il bimbo utilizza toni diversi per esprimere le varie sequenze delle sillabe. Compare inoltre la comprensione del significato di alcune parole e la gestualità, cioè l’associazione e la combinazione di suoni e gesti.

Le prime parole

Dal compimento del primo anno si ha uno sviluppo del linguaggio e si passa dal semplice balbettio alla produzione delle prime parole. Ovviamente le prime composizioni sono connesse alle attività che il bambino compie nel momento in cui le pronuncia. Tra i 13 e 16 mesi il vocabolario di un bambino si aggira intorno alle 10 parole, che successivamente arrivano a 50 verso il sedicesimo mese di vita. Questa fase è molto producente e stimolante, infatti il piccolo apprende molto più velocemente, triplicando il numero di vocaboli. Dai 18 mesi vengono composte le prime frasi di due termini abbandonando le olofrasi (frasi composte da un solo termine) per costruire frasi più ricche e complesse con nome e verbo. Questo linguaggio semplice viene indicato come “telegrafico” perché contiene gli elementi essenziali per comprendere il significato espresso.
Dai 24 mesi avviene una rapida accelerazione dello sviluppo grammaticale. Il bambino introduce nelle frasi, di lunghezza sempre maggiore, preposizioni, articoli, verbi al passato e i possessivi. In questo momento si assiste al fenomeno dell’iperregolarizzazione: il bambino applica tutte le regole che conosce a qualsiasi possibile situazione, dando origine a quelli che sono definiti errori simpatici come “ho piangiato” e “ho prenduto”. In realtà questi non sono da considerare come veri e propri errori perché questo significa che il bambino ha compreso le regole grammaticali base e le sta applicando. La grammatica italiana è assai complessa, per questo infatti è necessario aspettare il momento della scolarizzazione per fronteggiare le regole più complesse della nostra lingua madre.

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