L’orsacchiotto per dormire: l’importanza di un amico fidato nella notte

Essere al buio può far provare sensazioni negative: ci sentiamo deboli e impotenti verso tutto e perdiamo la sensazione di controllo che abbiamo normalmente di giorno.

Inoltre, in questi momenti, ci sentiamo sempre in allerta ed esposti a mille pericoli. I bambini avvertono molto di più degli adulti questa emozione, sopratutto nel momento del riposo notturno, in cui iniziano a dormire da soli nella propria cameretta. Questa sensazione di solitudine può essere colmata con un piccolo aiuto, scopriamo come!

La paura: molto più che un’emozione

La paura non è solamente un’emozione ma un sentimento alquanto complesso che si è raffinato nel tempo attraverso tecniche di sopravvivenza elaborate ed è scritta nel nostro patrimonio genetico. Questa sensazione sopraggiunge infatti quando ci troviamo in uno stato di pericolo e il nostro organismo decide autonomamente di salvarci la vita e proteggerci. La paura è quindi un sentimento innato che ognuno di noi possiede e che ha provato almeno una volta nella vita, magari in modo differente e con un’elaborazione soggettiva. Come gli adulti, anche i bambini provano paura nei confronti di situazioni che per l’adulto potrebbero sembrare insensate e poco significative ma che nella mente del piccolo vengono percepite diversamente.

La paura dello stare da solo

La forma primaria di paura nei bambini riguarda la perdita del contatto con la mamma e la separazione da lei. La più diffusa trai i piccoli è quindi la paura dello stare da soli, a maggior ragione se si trovano al buio. Questo sentimento non deve allarmare i genitori, è del tutto normale che si manifesti. Tutto questo viene scatenato da un sentimento di insicurezza del piccolo. Questo particolare passaggio è di fondamentale importanza perché aiuta a crescere e diventare adulti forti e sereni.

Il compito del genitore è quello di rassicurare e aiutare il bambino a superare i momenti difficili, in modo da rafforzare la sua fiducia. Un’aspetto che bisogna tener presente è di non minimizzare mai le preoccupazioni manifestate dai figli, per quanto esse possano sembrarci sciocche. Mai sottovalutare, ma nemmeno diventare iperprotettivi: il bambino ha bisogno di risolvere da solo le sue paure in modo da guadagnare fiducia in se stesso.

Addormentarsi fa meno paura, con un amico

Tutti i bambini, durante la crescita, sviluppano sentimenti di paura nei confronti del buio, dei mostri, delle ombre o dei rumori forti. L’allontanamento dai genitori durante le ore notturne è un passaggio molto delicato che scatena tutte queste paure e ansie. Prima o poi i bambini devono iniziare a dormire da soli in una stanza differente da quella dei genitori ed è bene che questo venga vissuto come un momento di passaggio e di crescita positivo per tutti. Per favorirlo è bene mettere in pratica alcuni accorgimenti che favoriscano l’equilibrio psicologico durante la fase di cambiamento. Utile potrebbe essere accendere una piccola lucetta nella stanza per renderla meno buia, lasciare la porta aperta oppure favorire il rapporto con un oggetto transizionale. Quest’ultimo è un qualsiasi oggetto, peluche o bambola che il bambino sceglie come compagno nel viaggio della sua crescita. Il legame con questi oggetti è caratterizzato principalmente dall’associazione con la figura di riferimento più importante: la mamma. Sul pupazzo, sul cuscino o sul qualsiasi oggetto scelto, il piccolo riversa emozioni, desideri e bisogni: lo morde, lo abbraccia, lo coccola, lo stringe a sé per scaricare ansie e frustrazioni su qualcosa che per lui sarà sempre presente e disponibile finché ne avrà bisogno. Accompagnato dall’oggetto transizionale, quindi, il bambino riuscirà ad affrontare meglio il distacco dalla figura materna durante il riposo nelle ore notturne.

C’è un’età “giusta” per allontanarsi dall’orsacchiotto?

L’oggetto transizionale per i bambini diventa come un’oggetto sacro che ricorda il contatto con la mamma e aiuta a sperimentarne la separazione. Secondo il pediatra e psicoanalista Winnicott, con il tempo, questo oggetto di attaccamento tende a scomparire: non viene dimenticato e nemmeno rimpianto. Il bambino supera spontaneamente questo legame simbiotico con l’oggetto. Questo distacco non deve essere forzato dall’adulto, ma si svolgerà autonomamente nel momento in cui il piccolo entrerà in una nuova fase di crescita. I bambini sanno quando non hanno più il bisogno di essere accompagnati dal loro fedele amico. Arrivati a questo punto il genitore dovrebbe conservare il prezioso oggetto con cura. Momenti di particolare stress potrebbero ripresentarsi in qualsiasi momento e il bambino potrebbe avere la necessità di riavvicinarsi al suo amico d’infanzia più caro.
Di solito l’oggetto transizionale viene utilizzato fino a circa 4 o 5 anni al massimo. Alcuni bimbi riescono ad allontanarvisi anche prima, in concomitanza con l’ingresso nella scuola dell’infanzia. Se l’attaccamento però va oltre, è bene spiegare al bambino che, con calma, si dovrà separare dall’orsacchiotto. Superati i 7/8 anni, o se il comportamento verso questo oggetto diventa morboso, è bene consultare uno psicologo specialista.

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