Quali sono le tappe per iniziare a camminare

Camminare in posizione eretta è ciò che distingue l’essere umano dagli altri primati, una cosa che viene naturale come respirare o nutrirsi. Imparare a camminare è qualcosa che deve avvenire in maniera altrettanto naturale, a seconda dei tempi che variano da bambino a bambino, senza che vengano forzati da un adulto.

In linea di massima, il raggiungimento dell’iniziale autonomia motoria con le proprie gambe avviene attorno all’anno di età, ma ogni bambino ha i suoi tempi e le sue modalità di apprendimento, che possono portare i primi risultati in maniera precoce o potrebbe volerci qualche mese in più, in maniera del tutto naturale.

Le tappe per iniziare a camminare

Nei primi mesi di vita i bambini sperimentano diverse forme con cui alzarsi e muoversi, e sebbene queste siano personalli, a seconda del loro istinto, queste tappe che portano infine a camminare sulle proprie gambe possono essere riassunte e catalogate:

Attorno al terzo/quarto mese di vita i bambini iniziano a muovere le gambe e le braccia quando sono sdraiati sulla schiena. Riescono anche a tenere la testa sollevata e ad alzarsi quando sono a pancia in giù.

Al sesto mese di vita, se provvisti di un appoggio, i bambini riescono a stare seduti, mentre è all’ottavo mese che mostrano i primi accenni di movimento: a quest’età imparano a sedersi autonomamente, a rotolare su sé stessi e a strisciare.

Dopo 10 mesi i bambini riescono a sollevarsi da sdraiati, a mettersi seduti e poi, appigliandosi a dei sostegni o alle sbarre del lettino, a mettersi in piedi, posizione in cui riescono a rimanere per qualche secondo, non avendo ancora maturato la totale forza ed equilibrio nelle gambe.

È all’undicesimo mese di vita che i bambini mostrano una volontà più marcata di spostarsi da una parte all’altra della stanza, ed è infatti attorno a quest’età che iniziano a gattonare. Questa è una delle tappe più importanti per imparare a camminare, in quanto il bambino inizia ad acquisire la consapevolezza di potersi spostare in maniera autonoma, nonchè la capacità di usare il suo corpo a questo scopo, motivo per cui diventa anche in grado di alzarsi in piedi, sempre tramite degli appoggi, dalla posizione a quattro zampe.

La fase del gattonamento non solo è una base di partenza per la futura deambulazione del bambino, ma in generale per lo sviluppo delle facoltà cognitive dello stesso: in questo frangente impara a valutare le distanze, i pericoli e le tempistiche di spostamento, nonchè a ragionare su quali percorsi e movimenti sono i più adatti per muoversi e alzarsi.

Cosa fare se il bambino non gattona/non cammina

I genitori il cui bambino, attorno agli 11 mesi di età, non ha ancora dato accenni di gattonamento, non hanno da temere. Ogni bambino ha infatti le sue modalità di muoversi e spostarsi, e bisogna lasciare spazio e autonomia al loro bisogno di sperimentare. È infatti possibile che, al posto di gattonare, i lattanti prediligano spostarsi da seduti o strisciare, e anche queste attività li porteranno a stare in piedi e acquisire in seguito l’autonomia di deambulazione.

Per sostenere il bambino nella sua ricerca e preparazione alla posizione eretta, lo si può far muovere su un tappeto morbido che lo invogli a salirci coi piedi, anche con qualche giocattolo che possa stimolarne la creatività, la voglia di movimento e di stare in piedi per fargli acquisire consapevolezza ed equilibrio.

È bene ricordare che, se dopo i primi 12 mesi, il bambino non ha ancora iniziato a camminare, non c’è da allarmarsi e temere che questi avrà problemi di deambulazione. Può capitare, infatti, che i bambini impieghino qualche mese in più per sperimentare le varie forme iniziali di spostamento quali strisciare o gattonare (specialmente nel caso di nati prematuri), e che pertanto cominicieranno a muoversi in posizione eretta verso i 16/18 mesi di età. Anche qui, gli vanno lasciati tempo e spazio di imparare.

Se il bambino non sa ancora reggersi in piedi e camminare in autonomia, anche per brevi istanti, è bene evitare di reggerlo mentre prova a farlo: questo potrebbe spingerlo a non sentirsi in grado di farlo da solo e cercare sempre l’aiuto di qualcuno per camminare, posticipando così l’indipendenza di movimento.

È solo al raggiungimento dei 20 mesi di età che, se il bambino ancora non ha iniziato a camminare, si può ritenere opportuno consultare un pediatra, che saprà consigliare i genitori/tutori del bambino uno specialista.

I primi tempi in cui il bambino cammina

Quando i bambini imparano a reggersi in piedi e spostarsi con le proprie gambe, questo avviene solitamente per pochi secondi. A quest’età l’individuo non ha ancora un equilibrio ben sviluppato ed è possibile che si sieda o cada dopo pochi passi.

È altresì importante coprire gli eventuali spigoli, rimuovere gli oggetti contundenti che si trovano all’altezza della sua testa e restare sempre all’occhio, in quanto, durante i primi spostamenti, il bambino è come se scoprisse un nuovo gioco pregno del fascino della novità, che lo può portare a camminare, e in seguito correre, per casa solo per il gusto di farlo ma senza avere il pieno controllo dei suoi movimenti.

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