Oltre la tagline di Globo, “Liberi di Giocare” è un diritto inviolabile. Lo conferma Monteverde Onlus.

Liberi di giocare, il diritto inviolabile che Globo si impegna a garantire a tutti i bambini e alle loro famiglie dal 1982

“Liberi di Giocare” non è solo la tagline che accompagna il nostro logo, ma è molto di più: un diritto inviolabile che dal 1982 Globo Giocattoli si impegna a garantire ai bambini e alle loro famiglie attraverso giocattoli accessibili, stimolanti e sicuri.

Le psicologhe e psicoterapeute Diletta Mazzocco e Alice Scala, professioniste attive presso la Cooperativa Monteverde Onlus, attiva nell’est veronese dal 1986, ci raccontano l’importanza del giocare, un diritto inviolabile e fondamentale nella crescita dei bambini.

Monteverde Onlus: il Diritto a Giocare

Tra i diritti inviolabili di ogni minore (insieme al diritto di avere una famiglia, del cibo, un luogo sicuro da chiamare casa, di ricevere educazione e cure…) troviamo il diritto a giocare.

Il gioco e il giocare sono elementi essenziali nella crescita del bambino e sostengono il suo sviluppo cognitivo, motorio, sociale ed emotivo. Fin da subito, poi vedremo quando e come, attraverso il gioco il bambino può sperimentare ed elaborare attivamente una sua rappresentazione della realtà esterna, iniziare a conoscere se stesso e il mondo circostante, maturare le prime forme di autocontrollo e di interazione sociale.

Le attività di gioco crescono e si modificano di pari passo con lo sviluppo intellettivo e psicologico del minore, rimanendo comunque un elemento importante nella vita dell’uomo, a prescindere dall’età: il bisogno e il piacere di giocare permane, difatti, durante tutto il corso della vita, facilitando con modalità di volta in volta differenti, l’espressione delle proprie emozioni, il confronto con gli altri e il raggiungimento del benessere individuale.

Ma quali sono le tappe del gioco nella crescita dei bambini? Come possiamo giocare con i nostri bambini? Con cosa?

Giocare dai 0 ai 6 mesi.

Siamo ancora in fase di esogestazione, termine con cui si indicano i primi 9 mesi di vita “fuori dalla pancia”. Il bambino, progressivamente, inizia un’interazione con chi si prende cura di lui. Scopre che ai suoi sorrisi susseguono i sorrisi di chi gli sta accanto, che il suo pianto attiva una risposta in chi gli è vicino, che è già così competente da sapere come segnalare un disagio (fame, sonno, bisogno di cure fisiche…). Progressivamente scoprirà anche ciò che lo circonda al di là di mamma e papà (che in questa fase sono le cose preferite, soprattutto la mamma).

Funzioneranno, inizialmente, carte e libretti ad alto contrasto (prima in bianco e nero, poi con i colori primari ben contrastanti con lo sfondo). Il tempo del gioco dipenderà dalla capacità attentiva del bambino, nel neonato è rapportata al suo tempo di vita, si inizia con pochissimi minuti (a volta secondi) e chiederà sempre la presenza di un adulto pronto a cogliere i segnali di interesse o stanchezza.

Giocare dai 6 mesi a 1 anno.

I 6 mesi sono un momento di grande evoluzione per il bambino, che si accorge che un mondo lo circonda. Una delle grandi novità è l’introduzione dell’alimentazione complementare: che sia autosvezzamento o svezzamento classico, il bambino inizia a sperimentare prima e a nutrirsi, con il tempo, con qualcosa di diverso dal latte (che rimane l’alimento principale fino all’anno).

Dal punto di vista motorio, tra i 6 mesi e l’anno si acquisiscono tappe importanti (lo stare seduto, il rotolo, lo striscio, il gattonamento, lo stare in piedi, il cammino…) e ogni bambino acquisisce queste tappe con tempi che sono suoi.

Una cosa che accomuna tutti questi cambiamenti è che il bambino, per la prima volta, è protagonista dell’azione e il gioco più bello sarà proprio scoprirsi sempre più competente nel “raggiungere” il proprio obiettivo.

Quali sono i giochi per questa fase?

L’elemento più utile è forse un grande tappeto dove potersi esercitare nei vari movimenti, quali sono i giochi da proporre per sostenere l’interesse esplorativo del bambino? In primis il cestino dei tesori, cioè un contenitore dove l’adulto inserisce degli elementi che il bambino può esplorare in sicurezza. Il cestino può essere tematico, introducendo tutti oggetti che rientrano in una categoria (ad esempio il cestino dell’autunno con tutti elementi che richiamano la stagione autunnale, o il cestino della pappa con tutti oggetti che il bambino poi ritrova durante i pasti, o il cestino naturale che presenta tutti articoli presenti in natura come pigne, conchiglie, foglie…) o per materiale (cestino con tutte cose di metallo, cestino delle stoffe, cestino della carta…). Progressivamente in questi mesi i bambini inizieranno a mostrare interesse anche per i comuni giocattoli, grandi protagonisti di questa fase di vita saranno sonagli, cubi da incastrare e impilare, trenini di legno, pannelli sensoriali.

E quale sarà il gioco preferito tra i giochi?

I caregiver, cioè chi si prende cura del bambino, in primis mamma e papà. Il bambino avrà, ancora, come principale interesse l’altro e lo manifesterà richiedendo contatto, vicinanza e condivisione.

Diletta Mazzocco 
Alice Scala
Psicologhe e Psicoterapeute

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